Golden Metal Kingdom
Where Metal becomes Gold!
venerdì 13 marzo 2026
INTERVISTA TRUEMETAL.it ad ANTONIO GIORGIO a cura di STEFANO "Rich" RICETTI
9-10-2023
https://www.truemetal.it/heavy-metal-news/intervista-antonio-giorgio-2023-1135167
Intervista con il cantautore italiano Antonio Giorgio, successiva all’uscita di Imajica (qui recensione), il suo ultimo parto discografico. Un entusiasta, un vulcano di idee, uno che non sta mai fermo e che, con coraggio, si è concesso, in passato, audizioni per band di rilievo come Kamelot, Conception e Royal Hunt.
Buona lettura
Steven Rich
Come hai fatto, nel tuo ultimo Imajica, a coinvolgere Mark Vanderbilt (Kamelot) e IanParry (Elegy, Ayreon) e Claudia Beltrame?
AG: Innanzitutto ciao Steven e un saluto a te che seguo sempre con piacere, a tutti i lettori appassionati di TrueMetal e alla redazione tutta sempre attenta a mantenere alta la bandiera del Metal più verace e genuino e non necessariamente trendy.
Per quanto riguarda la tua domanda rispondo che è nato tutto nella maniera più naturale possibile e amichevole (nessun pagamento per i due stranieri), soprattutto per i primi due che ho conosciuto tramite i socials Facebook e Instagram (a qualcosa pure servono) e ovviamente anche in relazione ai miei trascorsi dei provini per Royal Hunt (Ian collaborò al disco solista di Andrè Andersen “Back on Black”) e Kamelot in particolare, due veri gentlemen e singers dalle peculiarità uniche.
Ian è sicuramente quello che seguivo da più tempo attraverso i suoi mille progetti e addirittura sono stato anche invitato come corista nel suo album “Brute Force” dei suoi Rock Emporium insieme ad altra gente tra gli altri come Patrick Rondat (Elegy, Jean-Michel Jarre), Allan Sorensen (Royal Hunt, Pretty Maids, Narita), Krystofer Gildenlow (Paino f Salvation) e gli amici Luca Sellitto (Stamina) e Fabio Calluori (Heimdall) autore anche del mix dell’album agli ottimi Sonic Temple Studio dove ho mixato anche io due brani di “IMAJICA” e gli ultimi lavori come “Eternal Metal- Tales from the Twilight Zone” e il Tributo creativo ai Kamelot “Once and Future Kingdom” che usciranno prossimamente in edizioni speciali con doppio cd.
Ovviamente sono strafelice per Ian che si è appena riunito ai suoi ex compagni Elegy per ridar vita alla band dopo più di venti anni ed è possibile che ci si incontri di persona a Milano per il loro imminente concerto al Loud and Proud Festival.
Per quanto riguarda Mark io sono uno di quelli, non molti ahimè, che apprezza i suoi primi due sottovalutati lavori con i Kamelot “Eternity” & ”Dominion” (con le dovute proporzioni un po’ simili ai primi due albums dei Maiden con Di’Anno), due sottovalutati albums di Epic Prog Metal non così tipici all’epoca e nel periodo del provino proposi a Thomas Youngblood di rifare dal vivo qualche brano dimenticato come “Call of the Sea” e “Birth of a Hero”.
Anche Roy Khan oggi di nuovo nei Conception apprezzava quel periodo della band e fece con loro dal vivo diversi brani da quegli albums nei primi tempi, ma la band come saprai e sanno i fans della band parte addirittura solo da “Karma” in poi da molti anni a questa parte.
E’ stato un onore averlo nel mio disco e anche lui per pura amicizia (pensa che a sue spese è andato a registrare nei mitici Morrisound del grande Jim Morris della sua Tampa in Florida, paese di origine dei Kamelot e di altri Cult-Heroes come Savatage e Crimson Glory), anche se in un remake dei Queensryche, questo perché anche lui come me ama molto ed è influenzato da Geoff Tate. Tra l’altro è ritornato proprio con me sulle scene Metal dopo 25 anni(!!) e ora ha messo su anche una nuova band, i Divina Mascarada con un altro ex-Kamelot, il grande e talentuoso bassista e gentleman Glenn Barry, di cui presto sentiremo parlare.
Infine per Claudia Beltrame devo dire che ho atteso un po’ prima di contattarla e invitarla nel mio disco (e anche in “Eternal Metal” e nel Tributo ai Kamelot “Once and Future Kingdom”), perché avevo in realtà in mente altre cantanti e la vedevo ancora in fase di maturazione e un po’ insicura dei suoi mezzi: infatti chiesi prima anche a cantanti famose come la bella, dotata e affascinante Simone Simons moglie di Oliver Palotai dei Kamelot con cui entrai in contatto ai tempi dei miei primi demo (avevo già fatto dei duetti “virtuali” con lei su brani degli Epica) tramite proprio Oliver che era il suo ragazzo all’epoca e ho chiesto più volte e anche di persona alla nostra altrettanto bella, brava e fascinosa Cristina Scabbia con cui entrai in contatto più diretto a un masterclass in cui fu molto simpatica, tanto che “In Your Eyes (Emerald Light)”, ballad molto apprezzata di “IMAJICA”, ha qualcosa in relazione a questo e altri incontri con Cristina e l’Emerald del sottotitolo si riferisce anche al suo bel colore verde/grigio degli occhi, ma non credere sia il solo ad essere ispirato a lei, anche l’amico Kane Roberts di Alice Cooper ha composto un assolo pensando a lei!! Ah! Ah! Ah!
Anche Pamela Moore, la Sister Mary dei Queensryche, era nel mio radar, ma alla fine ho preferito puntare su una ragazza emergente e talentuosa anche per motivi pratici che sta attualmente mostrando tutto il suo valore con i suoi Degrees of Truth dopo averla notata nel disco dei Mindfar del mio amico Armando de Angelis e direi che ci ho visto giusto, credo possa ancora migliorare molto in futuro e prendere ancora più consapevolezza delle sue doti e inoltre è davvero una bella e leale persona, cosa fondamentale per non secondaria.
Avevo in mente anche altri ospiti che pure ho contattato come Tony Martin, Geoff Tate, Roy Khan e David DeFeis, tutti tra i miei singers preferiti e anche gente come Daniel Heiman (ex-Lost Horizon), l’amico Eric Clayton dei Saviour Machine (da leggere la vostra bellissima recente intervista) e Fredrick Sjoholm dei mitici Veni Domine, tutta gente che ho conosciuto con i socials e addirittura Clayton ai tempi del mio secondo demo “Resurrezione (Keep your Inspiration)” del lontano 2004 che gli spedii anche a casa sua, ma credo che sarebbe diventato un progetto troppo alla Avantasia e Ayreon e non credo sarebbe stato il caso, preferisco vederlo più come un progetto alla Dio, Dickinson e Ozzy, solista nel senso pieno del termine ma aperto anche a qualche ospitata dove sono io a svolgere tutto il lavoro vocale, anche perché di base nasco come Singer. Sono molto geloso delle mie linee vocali e non è stato facile nemmeno far cantare questi ospiti, infatti puoi trovare le versioni degli stessi brani cantati solo da me, solo in seguito e sulla base delle mie vocals hanno cantato Mark, Ian e Claudia.
Imajica è un prodotto curatissimo a livello di allestimento e packaging, che senza dubbio ti avrà portato a investire economicamente su te stesso sperando poi in un ritorno economico successivo… O le cose sono andate in maniera diversa?
AG: Be’ hai ragione l’investimento è stato notevole e più significativo di “Golden Metal” che comunque non costò poco e direi che è presto ancora per parlare di ritorni economici anche se devo dire che sta vendendo molto più di “Golden Metal” che pure è quasi de tutto esaurito ed è stato ben distribuito dalla GT Music (mentre ora sono con Maracash Records e anche Underground Symphony e Pick Up Records, un bel dispiegamento di forze insieme alla mia neonata Epic Spirit e l’Andromeda di Gianni) ovunque nel mondo (anche alla mitica Tower Records a Tokyo in Giappone, il più grande negozio di dischi del mondo), è questo è già un dato di fatto molto positivo oltre ad avere riscontri nella mia vasta produzione in digitale per la AUSR Digital, label italo-inglese con cui ho un contratto a parte.
Sicuramente il non suonare dal vivo per ora pesa sulle vendite e sull’esposizione del progetto su larga scala, ma confidiamo nel futuro e mi sto già muovendo in merito, i pezzi insieme ai nuovi albums in arrivo non mancano certo e sarebbe bello anche supportare qualche grande band anche all’estero: vedremo e incrociamo le dita!!
In piena sincerità, quale la più grande soddisfazione raggiunta e quale la maggiore delusione patita da quando hai messo in piedi il tuo progetto musicale?
AG: Cominciamo dalla delusione, sicuramente l’aver perso per strada alcuni validi musicisti del primo album (doveva essere in effetti un vero gruppo, ma loro già avevano una band, mi riferisco in particolare ai membri dei Fogalord ma non solo) nel periodo in cui vivevo tra Campania e soprattutto Emilia-Romagna (Modena) e c’era in programma anche un’immediata attività live, ma era destino credo, evidentemente non eravamo sulla stessa lunghezza d’onda come si suol dire, anche se le porte per quanto mi riguarda sono sempre aperte anche perché quei brani in fondo appartengono anche a loro e sono state le loro parti a essere incise insieme alle mie.
Ti dico in tutta sincerità che ho perso il membro più importante (con cui ho dato il via al progetto e co-arrangiato e a tratti co-scritto gran parte dei brani) strada facendo nelle registrazioni di “Golden Metal” come il chitarrista Enrico di Marco di Modena e non è stato semplice nemmeno portare a termine le registrazioni con gli altri, ma ne ho guadagnato uno straordinario come Luca Gagnoni (non tutti i mali vengono per nuocere), addirittura lontano parente anche di nientemeno che Tony Iommi, il mio chitarrista preferito (che è di origini sia siciliane che romane)! Quando si dice il caso o meglio il fato… infatti è in previsione anche un super Tributo ai Black Sabbath di tutte le ere, impegni permettendo (per ora è uscito un EP preparatorio chiamato “Keeper of the Sabbath of the Stones” per la AUSR solo in digitale).
Come soddisfazione direi l’aver creato un progetto solista è sicuramente una cosa non facile nel mondo dell’Heavy Metal e dell’Heavy Rock, sono davvero contento di star cominciando a raccogliere i frutti di questa avventura cominciata sul serio (dopo aver chiuso altri gruppi/progetti morti sul nascere o quasi come i miei Human Gods e gli Angelia con Cristiano Filippini dei Cristiano Filippini’s Flames of Heaven o la Prog band Galaxy Train Shop con il mio amico Piero Sanacore) nel 2016 alla fine di tutti i vari provini partiti nel 2006 con i Lost Horizon (ma prima c’erano state anche bands italiane come gli Heimdall di Salerno e i Lord Phantom di Avellino) e finiti dieci anni dopo con i mitici Fifth Angel con cui sono sempre in contatto e amicizia in particolare con il grande drummer Ken Mary (Alice Cooper, House of Lords, Chastain, Impellitteri, Dom Dokken, Flotsam and Jetsam etc etc) con cui spero di collaborare al più presto, passando per Royal Hunt, Conception, Dreamscape, Icycore, Adagio e Kamelot.
Rimango un Singer di razza e di nascita, ma con il mio progetto posso mostrare anche il mio lato da Songwriter o diremmo volgarmente in Italia da Cantautore, anche se nulla o poco ho a che vedere con quella categoria dove i cantanti salvo rara eccezione come un Baglioni, cantano su un’ottava o quasi, io ne uso almeno quattro includendo il falsetto.
Sicuramente una delle altre soddisfazioni più belle è stato sentire dire il grande Gianni della Cioppa (ai tempi della firma del contratto tra il 2016 e il 2017 quando ancora ero indeciso per chi firmare tra lui, Underground Symphony dell’amico Maurizio Chiarello e la Black Widow degli altri amici Massimo e Pino) con sicurezza ed entusiasmo:
“Antonio, noi vogliamo che “Golden Metal” esca per noi!”
E sono davvero contento di aver firmato per Gianni perché è un giornalista e un writer che ho sempre ammirato e anche conoscendolo ho avuto di apprezzarlo di più anche sul lato umano. Il primo passo nel mondo selvaggio della discografia e del music biz è sempre quello fondamentale e non poteva andare diversamente per la “Legge d’Attrazione” e di Empatia aggiungo io, perché come Gianni ho una visione a 360 gradi della Musica e dell’Arte, non limitata a generi e stili anche se amo il Metal/Rock in maniera viscerale sopra tutti gli altri per naturale predisposizione a esso.
Come definiresti, oggi, i tuoi lavori passati:
The Epic Center of the Universe: A Golden Tribute to Kamelot (2012) – non è il primo lavoro (anche se cose come Metal Archives e Discogs lo portano come tale, ma capisco il motivo perché circolò in vari Metal Blog) e non è nemmeno un album a tutti gli effetti trattandosi di una raccolta di brani che registrai nel periodo del provino ai Kamelot prima e dopo.
“The Epic…” a tutti gli effetti è un’inconsapevole anteprima del Tributo che uscirà prossimamente (doppio album!!) credo nel 2024 e che conterrà un importante brano inedito derivato (chiamato proprio “Epica – The EpiCenter of the Universe”) dalle proposte che feci a Youngblood nel provino per la terza parte del loro capolavoro (il doppio concept di “Epica/”The Black Halo”) e anche idee e parti molto interessanti provenienti da un mio progetto teatrale in italiano per i suddetti due albums e che presentai anche a una compagnia teatrale nel 2009 (e che potrei ripresentare alla luce di questo nuovo album e magari provarci anche con i miei albums “Golden Metal” & “IMAJICA” collegati da uno stesso concept e cantati in italiano e che ben si presterebbero a una qualche versione teatrale, come fatto dai Virgin Steele e i Vanden Plas con Teatri in Germania) e fu il primo contatto con il management della band per poi passare al provino de 2011.
Sicuramente un lavoro che mostra come potenzialmente la mia voce, le mie idee e il mio stile si sarebbe ben abbinata al sound e alle atmosfere della band di Tampa essendo Roy Khan uno dei miei singers preferiti, in un periodo credo sia stato il mio preferito (oggi non ho preferenze assolute, mi concentro sul creare la mia cifra stilistica in modo naturale, i grandi ti insegnano proprio ad essere personale e riconoscibile non ad emularli ed è un consiglio che do ad ogni aspirante giovane singer e songwriter: non cercate mai di essere l’ombra di qualcun altro!!) per via di tanti motivi anche personali e autobiografici, una specie di fratello maggiore e anche Tommy Newton dei Conception notò questa somiglianza di estensione e espressività piena di feeling oltre che tecnica e mi invogliò a provarci con i Conception quando orfani di Khan erano “congelati”, ma loro mi dissero che se sarebbero ritornati l’avrebbero fatto con la line-up originaria e così è stato a causa dell’abbandono di Khan dei Kamelot.
Inoltre ci sono 4 brani proprio suonati con la band provenienti da “Silverthorn” che era il disco che avrei potuto cantare e Giorgio Barbieri su “Metal Maniac” (dove fu “Maniac Demo” con 9/10 in un’altra versione chiamata “Past, Present & Future”del 2013, addirittura doppio cd con anche le demo dei futuri brani di “Golden Metal”) disse che le mie versioni erano superiori a Karevik, un gran complimento che lascio agli altri valutare e verificare confrontando le nostre versioni.
Tales from Heaven and Hell (2014) – il primo lavoro effettivo e semi-ufficiale è “Tales from Heaven & Hell” (che presto uscirà in versione digitale per la AUSR ampliato, rimasterizzato e diviso in due parti) del 2014 uscito anche per la piccola Independence Records dell’amico Riccardo Scaramelli dei Blue Rose/Thunderproject (che comparirà suonando tutto nella cover di “Alone Again”dei mitici Dokken su “Golden Metal” ,brano che chiudeva l’album come “I Will Remember” su “IMAJICA” e molto apprezzata soprattutto negli States) dopo vari demo (a partire dal 2002!!) di lunga durata (uno addirittura Live a titolo “LivEpic – Live at the Amphitheater” di cui c’è anche un bootleg in versione DVD girato nell’Anfiteatro del mio paese Lioni nel 2007 e 2008), anche quest’album è una semi-compilation comprendente brani dei provini (4 dei Kamelot e 2 dei Conception) più il brano registrato per il Tributo ufficiale ai Virgin Steele (“By the Gods- A Noble Tribute to Virgin Steele” del 2015 uscito per la Majestic Metal Records del mio amico Matthew Knight degli Eternal Winter e Cauldron Born con cui presto usciremo con un EP con nostri duetti su miei brani e una cover dei Judas Priest e supervisionato e masterizzato dallo stesso David Defeis), ossia “I Will Come for You”registrato con membri dei Dreamsteel di Bologna, due brani dei Black Sabbath registrati per il futuro Tributo di cui prima ancora da portare a termine e altri brani di Queensryche, Dream Theater e Bruce Dickinson con il mio amico Piero Sanacore (ex-Soul Secret, ottima Prog-Metal band napoletana) alle chitarre e basso (già compagno nella band Galaxy Train Shop e altri progetti falliti)e fu molto ben accolto anche su “Metal Maniac” con 8/10 da Giorgio Barbieri.
Un album che è il prequel a cui sono molto affezionato del nuovo “ETERNAL METAL – Tales from the Twilight Zone” (la Zona del Crepuscolo fa riferimento come “Terra di Mezzo” tra il Paradiso & l’Inferno appunto) che uscirà a breve in Autunno (credo ad Halloween!!) in versione anche fisica in Deluxe con doppio cd e booklet di ben 28 pagine (incluso anche un mini-racconto che ho scritto per il concept di “Golden Metal” chiamato “Mystica” e interamente in italiano) per la mia Epic Spirit (e spero anche Andromeda) insieme appunto al cd 2 che è una rivisitazione di “Golden Metal” chiamata “Golden Metal- The Second Coming”, da non perdere!!
Golden Metal The Quest for the Inner Glory (2017) – sicuramente il primo vero step ufficiale della mia carriera solista e già dal titolo un manifesto programmatico di quello che poi si trova nel cd e che mostra cosa intendo per GOLDEN METAL, ossia un Metal che cerchi di progredire senza rinnegare il glorioso passato del genere ma portando l’Heavy Metal/Rock in una nuova dimensione, possibilmente più aurea ma non solo (prendendo spunto dalle pratiche alchemiche dove gli Alchimisti, metafora per me di ogni vero Artista, cercavano di raffinare i metalli vili in metalli sempre più nobili giungendo attraverso la Pietra Filosofale all’Oro, il Re dei Metalli…Pietra come Roccia/Rock e Oro come Golden Metal!! Infatti l’Alchimia è chiamata proprio “Scienza dei Metalli”!! Da qui nacque la mia definizione e concetto di Golden Metal).
Una lavorazione sofferta e lunga come ogni Alchimista appunto intento a cercare la sua Pietra Filosofale e un album che pur in alcune imperfezioni (non escludo che ho intenzione che di ri-registrare il tutto con un paio di nuovi brani e con nuovi musicisti dando vita a un nuovo progetto, probabilmente Antonio Giorgio’s GOLDEN METAL, ma è da valutare) ha una Magia tutta sua, un sound vero e registrato praticamente in presa diretta e adatto a ogni supporto e canzoni veramente forti e valide, varie e epiche, sia dirette che più atmosferiche e romantiche/mistiche.
In origine “Golden Metal” doveva essere un doppio e molte canzoni finite in “IMAJICA” erano parte di esso, ma è stato meglio dividere un po’ come i due Marriage dei Virgin Steele e “Epica/The Black Halo” dei Kamelot, visto che sono venute fuori altre nuove songs fresche fresche come “Silver Sanctum” & “In Your Eyes” che sono una porta verso il futuro in termini di sound e forse anche come stile che sarà comunque sempre sfaccettato e vario ma con un suo carattere di fondo.
Racconta delle tue audizioni per Royal Hunt, Conception e Kamelot.
AG: Come detto ce ne sono altre come Lost Horizon, Dreamscape, Adagio (Stephan Fortè mi telefonò dalla Francia e mi ricordo che c’era in macchina proprio il mio amico Piero Sanacore che all’epoca masticava meglio di me l’inglese e parlò più lui di me a Stephan come un manager), Icycore, Heimdall(ben due volte!!), per non parlare anche di discussioni in merito con i Beyond Twilight (ex-Twilight) del mio amico geniale Finn Zierler oggi attivo con i suoi Zierler ma in effetti ben poco attivo e anche un contatto con i Tad Morose (mi piaceva molto Kristian Andren, il Tony Martin svedese con un altro amico, Andy Engberg dei Sorcerer ed ex- Lion’s Share dell’amico Lars Chriss…in genere sono molto vicini alle bands nordiche devote al Sabbath sound del post-Ozzy) a cui mandai i demo quando Urban Breed li abbandonò e siamo rimasti in buoni rapporti, per poi chiudere con i mitici Fifth Angel, di cui ho registrato il brano omonimo in “Eternal Metal”, ma sicuramente i più importanti sono probabilmente questi tre per vari motivi, anche direi strettamente vocali visto che per Conception e Kamelot c’è di mezzo lo stesso singer, il già nominato e unico Roy Khan, mentre per i Royal Hunt uno come D.C.Cooper aveva diverse cose in comune con il mio stile per via sempre delle tonalità, cosa fondamentale per un singer, ma la band aveva già avuto 3 singers e uno come John West era totalmente differente da D.C. Cooper.
Con i Royal tutto si mosse nel 2007 quando West lasciò e mi tennero in sospeso per diversi mesi dandomi poi una risposta alla fine dell’anno con Andrè Andersen che mi scrisse di aver trovato il nuovo singer (il celebre e esperto Mark Boals ex-Malmsteen che poi incrociai anche nel provino ai Kamelot e stavolta nessuno dei due la spuntò!! Ah!Ah! E ci ridiamo ancora oggi ogni tanto) e mi disse che avrei trovato il progetto o band giusta per valorizzare la mia voce e non escludo che in futuro non si possa fare qualcosa insieme visto che sono ancora in contatto con lui e il suo manager Michael Raitzin (anche buon musicista) che ha lavorato anche con il mio amico Luca Sellitto degli Stamina con cui pure abbiamo in mente di fare qualcosa assieme in futuro.
Per i Conception fu soprattutto un’iniziativa del loro ex grande produttore Tommy Newton (ex-Victory e vincitore di un Grammy Award con i due Keeper degli Helloween) che contattai per il mio progetto nel 2008, ma mi consigliò vivamente di provarci con Tore & company, perché testuali parole sue: “Antonio believe me, you have a great voice and sound very similar to Khan. You need just to be in right place in the right moment”.
E si può dire che sia stato profetico perché il “posto giusto al momento giusto” fu forse proprio la possibilità non con i Conception che erano inattivi da molto e volevano solo Roy perché il loro singer originario e conterraneo, ma proprio con gli internazionali e sempre cangianti Kamelot, una band che era all’apice in quel momento e che conoscevo come le mie tasche (a differenza di Karevik che non seguiva per niente la band e non era influenzato da Khan)…ecco, a proposito mi ricordo le parole di un grande singer e interprete come Michael Bolton:
” Quando un singer interpreta un brano non suo deve essere qualcosa che conosce bene e che fa parte della sua vita ed esperienza, altrimenti sembra tutto senza feeling e senz’anima.”
Parole sante che descrivono in sintesi tutta la mia esperienza con il lungo provino con i Kamelot ricco sia di luci che di ombre e che mi è servito molto come esperienza anche se in fondo ci sono rimasto molto male: ricordo il giorno che lessi dell’annuncio di Tommy Karevik come nuovo singer della band piansi lacrime amare.
Sono stato in attesa e tenuto in “stand-by” per più di un anno mentre la band dal vivo faceva vari tentativi con altri singers come il nostro Fabio Lione che mi faceva ben sperare perché italiano pure lui e ironicamente il suo cognome è assonante con la mia Lioni (Ah! Ah!Ah!)e sapevo che non l’avrebbero mai preso, Michael Eriksen dei bravi Circus Maximus anche lui realmente influenzato da Khan e norvegese come lui ma magari non adatto a ceti brani più Dark e Gotici della band, Edu Falaschi ex-Angra e la TV-Star Atle Pettersen degli Above Symmetry che era arrivato secondo nell’ “X-Factor” norvegese e nelle retrovie c’era un poco convinto allo Karevik dei Seventh Wonder che faceva pensa un po’ le backing vocals a Lione e loro sanno bene che ci saremmo trovati bene musicalmente e forse anche personalmente, ma hanno preferito avere qualcuno che era già nell’ambiente e avviato (e un pompiere invece di un Prof di Lettere, Storia e Arte!! Ah!Ah!Ah!), io non avevo ancora nessun disco ufficiale alle spalle, fosse successo oggi sarebbe diverso… ma direi, mai dire mai!!
La vita è sempre imprevedibile, ma intanto continuo a fare le mie cose che già sono un impegno enorme e mi fanno crescere sicuramente disco dopo disco inclusi anche questi di covers rifatte alla mia maniera.
Il mio tributo (creativo) per cui abbiamo fatto un gran lavoro con Gagnoni alle chitarre/basso e Fabio Calluori alle tastiere e mix più un paio di ospiti come Ian Parry e Claudia Beltrame, è sicuramente una dichiarazione di intenti e una porta verso un futuro tutto da decifrare e aperto, nulla è mai statico e conterrà anche un inedito scritto da me come detto.
Come si dice: ”Ai posteri l’ardua sentenza!! O per dirla alla Fifth Angel dell’amico Ken Mary come il loro capolavoro del magico 1989: ”Time Will Tell!!”
Come ti prefiguri la situazione riguardante l’heavy metal fra dieci anni? Intendo a livello di band, concerti, seguito etc etc sia a livello italiano che internazionale…
AG: Bella domanda!! Il Metal ha mostrato sempre una grande capacità non usuale in altri generi/sottogeneri più estemporanei (tipo Grunge, Industrial, Crossover o Stoner, che poi sono sottogeneri della stessa grande famiglia dell’Heavy Metal/Heavy Rock) di sapersi reinventare e progredire, pur essendoci legioni di bands più nostalgiche e ortodosse dedite a sonorità che forse hanno un po’ esaurito le cose da dire (anche se poi mischiando il tutto con elementi più attuali e moderni, si riesce a far rinnovare anche quello stile più “conservatore” se vuoi).
Sicuramente aumenteranno ancora di più le Tribute Bands e gli albums di covers (ma si dovrà cercare di offrire qualcosa di più della semplice rilettura fedele senza scimmiottare gli originali)perché ormai il Metal è un genere Classico che ha una sua lunga storia alle spalle in cui si è sperimentato molto progredendo decennio dopo decennio anche più del Rock e sono fiducioso per le nuove cose perché credo che il Metal sia un genere particolarmente inclusivo e non esclusivo un po’ come il Grande Impero Romano (che cito spesso nelle mie lezioni di Storia ai ragazzi mostrando come i Romani ebbero l’intelligenza, l’acume e l’arguzia di rispettare altri Culti e Tradizioni e inglobarli nella loro Cultura e Religione che poi era in realtà mutuata dai greci che sono i veri iniziatori di tutta la Cultura Occidentale e anche dell’Epica, prima forma di Poesia e Letteratura anche d’evasione e fantasia che ispirò tutta quella successiva, da quella Medievale a quella Fantasy/Horror/Fantascientica attuale), che riesce a inglobare anche più del Rock altri generi e sottogeneri e fonderli generando qualcosa di nuovo (il Golden Metal in effetti è inclusivo proprio in questo senso e non riguarda solo quello che faccio io, è più una Visione che un nuovo genere).
Quelli che dicono che il Metal & Rock sono morti sono quelli che non sono dentro anche la Cultura Underground e sotterranea che come disse lo stesso grande Rob Halford è la vera linfa vitale di tutto il movimento e finché sarà viva il Metal non morirà mai per buona pace delle varie Rockstars che lo danno per spacciato: il titolo del mio nuovo album “ETERNAL METAL – Tales from the Twilight Zone” testimonia proprio il fatto che il Metal (o Metal Rock citando il bel titolo dell’album dei nostri Vanadium, perché Metal e Rock sono fratelli nati da uno stesso Padre/Madre, ossia il Blues) è un genere ormai Immortale come la Classica e il Jazz.
E citando forse il più grande di tutti (R.J.Dio) :”Long Live to Metal/Rock!!”
Cosa ti viene in mente se ti nomino…
Queensryche – una band geniale, colta e intellettuale (Mental Metal o Metallo Pensante come disse qualcuno anche in Italia) e un singer stratosferico che come pochi altri ha elevato la qualità del cantato e dell’interpretazione nel Metal/Rock e sicuramente uno dei miei 3 Top singers!!
Autori di almeno 4 grandi capolavori, il futuristico e incompreso all’epoca perché troppo avanti “Rage for Order” con uno dei producers preferiti con cui sarebbe super collaborare (l’inglese Neil Kernon), il mastodontico e intricatissimo concept “romantico/thriller/mistico/politico” “Operation:Mindcrime”, uno dei più grandi Metal albums di sempre e poi a seguire il più elegante, raffinato e easy-listening ma mai banale “Empire” e l’introspettivo e floydiano “Promised Land”.
Da non dimenticare neanche il primo diamante grezzo “Queensryche” e l’altalenante ma affascinante e epico “The Warning” (prodotto dal floydiano James Guthrie) con tante canzoni simbolo della band come la drammatica “Road to Madness” e l’inno “Take Hold of the Flame” . LaTorre è un grande singer ma ovviamente senza Tate e DeGarmo la band è altra cosa e il post- DeGarmo è stato decisamente inferiore alle aspettative dei fans della band con il solo “Tribe” (non a caso con la presenza a metà di DeGarmo e della line-up originaria) a salvarsi leggermente.
Savatage – una band incredibilmente profonda, ironica e genuina e capace di scrivere pagine e pagine di Storia del nostro amato genere con almeno 5 capolavori come “Hall of The Mountain King” dal taglio Dark/Epic-Fantasy, il primo grande Symphonic Metal album “Gutter Ballet” che ha influenzato legioni di bands, la straordinaria e autobiografica Metal/Rock Opera “Streets” e tra quelli dell’era Stevens (singer più raffinato e melodico del comunque straordinario e teatrale Jon Oliva) il ficcante “Edge of Thorns”, ultima commovente testimonianza del gigante della chitarra Criss Oliva (ho rifatto la title-track per “Eternal Metal”) e il bellissimo “Dead Winter Dead” con un concept storico ma anche intimista sulla Guerra di Sarajevo che solo i Savatage avrebbero potuto raccontare in maniera così magistrale. Tutti sentiamo la mancanza di questa band gigantesca che con il compianto Paul O’Neill (grande influenza nei mie dettagliati concepts) ha trovato il suo produttore e uomo in più ideale.
Virgin Steele – sappiamo tutti la situazione non brillantissima attuale di David e soci (anche vocalmente ahimè dovuti forse a problemi passati alle corde vocali), ma sappiamo benissimo che il caro David e gli altri (tra cui il sottovaluto Pursino originario proprio delle mie parti!!) hanno scritto anche loro pagine memorabili dell’Epic Metal e del Metal in senso stretto, con almeno 7 capolavori: il prototipo dei loro capolavori futuri “Noble Savage”, unico album all’epoca in grado di competere con i cugini newyorkesi Manowar, ma in grado di offrire elementi più raffinati, colti e romantici dei pur immensi padri dell’Epic più barbarico e evocativo.
Sicuramente la copertina più bella dell’Epic tutto che evoca gesta eroiche fuori dal tempo e dello spazio con l’archetipo dell’Eroe per eccellenza che ogni poeta epico ha evocato.
La Trilogia dei due “Marriage” e il più barbarico e selvaggio ma sempre ispirato e romantico “Invictus”, sono sicuramente l’apice della loro produzione, albums irripetibili, onirici e infuocati!!! I due teatrali e operistici “The House of Atreus”, dedicato al luogo dove l’Epica e la Tragedia sono nate, lavori molto complessi e non per tutti, ma sempre fruibili, ad ampio respiro e le vere e proprie prime Epic Metal Opera e infine anche il sottovalutato ma affascinante, cinematografico e più sinfonico e prog “Visions of Eden”, che chiude un ciclo indimenticabile e ne apre uno meno memorabile e controverso con produzioni troppo fatte in casa, seppur oneste e comunque dettate dall’ispirazione inesauribile del grande David.
Per quanto mi riguarda la band e il personaggio/compositore/singer che più di tutti mi hanno ispirato nel mio percorso verso la creazione del Golden Metal, che qualcuno ha definito non completamente a torto come un’emanazione dell’Epic Metal esattamente come lo è il Barbaric-Romantic di David, anche se lo vedo più ad ampio raggio non riferito solo alla mia musica.
In “Eternal Metal” ho rifatto la memorabile e evocativa “Victory is Mine” dove è sintetizzata (insieme a “I Will Come for You” fatta per il Tributo del 2015) tutta la filosofia epica, mistica e romantica di David e in futuro tempo permettendo mi piacerebbe fare un tributo tutto mio e creativo a David e alla band con versioni anche in italiano dei suoi brani e una sua ospitata.
Avantasia – non una delle mie top-bands anche se ho tutti i loro albums, ma sicuramente un progetto che ha influenzato tutte le Metal Opera attuali che affollano in maniera un po’ inflazionata il panorama attuale (utilizzando sempre gli stessi singers) insieme ovviamente ai più Prog Ayreon.
Tobias Sammet ebbe questa splendida idea di chiamare vicino a sé tanti nomi importanti ed alcuni anche più bravi di lui e dar vita a un progetto che ha esaurito da tempo le idee, riciclando album dopo album sempre lo stesso concept e parata di grandi singers.
Non un modello da seguire per quanto mi riguarda, come detto preferisco soffermarmi su una carriera solista alla Dickinson (infatti ero in contatto anche con Roy Z, il chitarrista/produttore di Bruce che era davvero interessato a collaborare sul mio primo album, magari in futuro accadrà) o Ozzy o Dio, anche se più aperta di questi ultimi a qualche ospitata come avvenuto per “IMAJICA”, ma non escludo che qualora facessi una Epic Metal Opera vera e propria come una ispirata al capolavoro di John Boorman “Excalibur” tra le cose che ho nel cassetto da anni, chiamerei tanti singers diversi per le parti dei molti personaggi, ma appunto solo se necessario non in maniera gratuita come avviene sia per gli Avantasia che per gli Ayreon e in ogni caso sempre con un altro cd in cui canto tutto io (un po’ come fece lo stesso Tobias con il cd bonus di “The Scarecrow”).
Detto questo direi che 3 sono gli albums più importanti, ossia le due prime “Metal Opera”( ma direi Power Metal Opera come stile e uso di singers con lo stesso registro medio-alto) con DeFeis tra gli altri unico più caratteristico e “The Scarecrow” (che poi in pratica ha riciclato all’infinito con i dischi successivi che pure ho acquistato) con Alice Cooper e Roy Khan tra gli altri nel ruolo dello Psicologo al posto di Geoff Tate che Sammet è riuscito ad avere successivamente (la prima volta proprio in un album incentrato sull’Alchimia, “Moonglow”, forse il migliore dei recenti).
C’è da dire che contattai sia per “Golden Metal” che per “IMAJICA” proprio il loro produttore Sascha Paeth che mostrò interesse che apprezzo proprio per come ha creato in coppia con il bravissimo tastierista Miro il sound Kamelot o il sound Rhapsody oltre che a quello degli Avantasia, Angra, Epica e tante altre bands, ma le cifre credo sarebbero state altissime da come mi disse il fonico dello studio Olaf Reitmeier, per cose del genere occorre una label dietro che supporti il progetto e investi in esso, ma poi verrebbe meno la libertà artistica, almeno credo.
Dream Theater – una band incredibile e stratosferica dal punto di vista soprattutto tecnico che ho amato moltissimo nel loro periodo d’Oro (mi ricordo un “Metal Shock” che conservo ancora ora in cui venivano giustamente definiti “Una band tutta d’Oro”… molto “Golden Metal” come definizione!!) di “ Images and Words” e “Awake”, i loro due capolavori massimi, soprattutto il primo che ha decodificato il Progressive Metal in maniera definitiva e influenzato tutte le future Prog Metal bands (anche più Prog Rock come gli Spock’s Beard e altre)a venire, un album gigantesco irripetibile per gli stessi creatori superbamente prodotto da David Prater (Firehouse), un album che ha inaugurato anche la Golden Age del Cd e della musica in DDD (tutto in digitale), un album del genere va bene solo su CD e forse per questo magari suona un po’ datato, ma rimane una pietra miliare degli strani anni ’90 dominati da generi più alternativi, la giusta risposta a chi vedeva il Metal stantio e incapace di evolversi.
Poi citerei altri grandi albums fondamentali per il Prog Metal tutto come il primo acerbo “When the Dream and Day Unite” con il bravo Charlie Dominici dal timbro più Class-Rock alla Steve Walsh e lo spirituale“Metropolis Pt. 2- Scenes from a Memory” (ispirato in gran parte al bel Cult di Kenneth Branach tra Thriller e Misticismo “Dead Again”) in cui a tratti iniziano a stancare con i virtuosismi ma ci sono canzoni straordinarie e commoventi come “The Spirit Carries On” con il suo crescendo magistrale e i cori gospels finali, uno dei loro apici assoluti come songwriters e infine il recente e epico “The Astonishing” dai toni Science-Fiction e Fantasy alla “Game of Thrones”, bello anche se forse un po’ troppo simile a “2112” come concept dei loro maestri Rush. Una cosa curiosa è che il protagonista di questo concept si chiama Gabriel come il mio Gabriel Raven e come lui è un musicista e un cantante considera che io ho scritto il mio concept prima che uscisse l’album dei Dream Theater, davvero interessante coincidenza ma io per il mio personaggio mi sono ispirato in parte a “The Crimson Idol” dei W.A.S.P. (cosa più evidente in “IMAJICA”) e nel nome all’Eric Draven de “Il Corvo” del fumetto e libro Cult “Il Corvo” e al pittore Dante Gabriel Rossetti.
Come è avvenuto il tuo approdo all’Andromeda Relix?
AG: Quando registrai il demo/promo di “Golden Metal” nel 2016 (che venne anche ben accolto come su HardSounds sempre a cura di Giorgio Barbieri come bella recensione di 75/100, buon voto per un album ancora incompleto e intervista lunga sullo stesso sito ancora oggi visibile) contattai diverse labels anche estere mandando l’album un po’ ovunque e da subito Gianni rimase colpito dalla mia proposta e attitudine e come detto sopra voleva fortemente che approdassi alla sua label piuttosto attiva e intraprendente con artisti di vario genere, nonostante avessi come detto avessi ricevuto altre proposte tra cui una label ucraina tra le altre (Silver Stream) e le nostre Black Widow, Underground Symphony e My Kingdom Music, più interessate alla promozione e distribuzione che a farlo uscire per la loro label a parte la label dell’amico da tanti anni Chiarello (da cui ho acquistato cumuli e cumuli di albums nei miei anni formativi”).
Gianni da subito si mostrò convinto e serio, facendomi presente francamente che la label non offriva cose irrealizzabili (come altre labels anche oggi fanno chiedendo alle bands non poco denaro in cambio di fumo), ma una vetrina concreta dettata anche dalla sua grande esperienza nel campo giornalistico e alla buona distribuzione della competente GT Music e così è stato, ci siamo tolti alcune buone soddisfazioni anche se le vendite hanno fatto un po’ fatica a decollare, anche se personalmente ho venduto tutte le mie copie pur non suonando dal vivo e poi me ne sono rientrate altre che spinte da “IMAJICA” stanno continuando a vendere.
Comunque era basilare rompere il ghiaccio e affacciarsi nel complesso mondo discografico attuale dove ormai le vendite sono calate per tutti, anche per grandi nomi. La critica ad ogni modo è stata molto positiva come per “IMAJICA” d’altronde e “Golden Metal” è stato anche accolto molto positivamente sia dalla carta stampata (ora sempre più poca), che sulle webzines è stato anche Top Album sul defunto Secret of Steel (oggi “Metal Shock”, nessuna relazione diretta con la storica rivista) con 5 stelle su 5: non male per un’opera prima!
Anche su Truemetal ha avuto un bel 75/100 e devo dire che anche alcune critiche costruttive fanno sempre bene, spingono a pensare cosa cambiare nel futuro anche se poi non si condivide ogni opinione che rimangono soggettive, mentre quelle distruttive non fanno bene a nessuno come diceva anche il porterione saggio Gigi Buffon e io stesso come insegnante cerco di non demoralizzare mai i miei alunni, ma di migliorare sempre, perché in fondo non si finisce mai di imparare e vale anche per i grandi nomi che di solito sono i più umili, mentre chi è pieno e gonfio di sé finisce con il prendere dei grossi abbagli e credersi chissà chi: egoismo e orgoglio sono spesso i peggiori nemici della crescita personale e artistica in questo caso.
Mi ha colpito il poeta premio Nobel indiano Tagore che disse che era poco incline a entusiasmarsi a facili lusinghe o a cattive critiche: quando vinse il Nobel disse che era sempre lo stesso artista e persona che gli stessi critici prima buttavano a terra e poi adulavano. Una lezione esemplare di umiltà e conoscenza di sé stesso e dei propri pregi e difetti, ma come dice Steve Vai, è meglio mettere in luce le proprie qualità e perfezionarsi in quello: concordo, magari cercando di limare e correggere alcuni difetti che non mancano mai a nessuno.
Quando hai dato il via al tuo progetto ti eri prefissato qualche obiettivo ben preciso? L’hai raggiunto? Pensavi, nel 2004 di essere ancora qua, nel 2023 a proporre il tuo “Golden Metal”?
AG: Grande quesito!! Ho iniziato senza nessuna pretesa come detto nel 2002 facendo arrivare il primo demo molto sperimentale “Keep the Secret of your Memory” che attraversa anche molti generi lontani dal Metal/Rock nelle mani di Tony Martin attraverso l’amico Aldo Giuntini e anche il suo produttore Dario Mollo che hanno entrambi collaborato con il grande Tony e proprio in quel periodo e Tony fu colpito a tal punto che si portò a detta di Aldo il demo a Birmingham magari prendendo spunto per qualcuna delle sue cose come successe magari a Iommi con il nostro Paul Chain (il brano “Eternal Idol” ha clonato un riff/giro di Chain) perché noi italiani non difettiamo certo di Immaginazione e creatività e lo stesso Tony ha una nonna italiana ed è una persona e un artista di grande sensibilità e curiosità e decisamente intelligente, uno dei miei Top 3 singers (direi Tate, Khan e Martin).
Così presi coraggio, diedi al mio progetto una linea più Metal e con “Resurrezione” del 2004 mandai il demo a tanti artisti internazionali che apprezzavo molto in quel periodo come il già citato Clayton dei Saviour Machine, Finn Zierler (il più entusiasta di tutti perché cantai un suo brano epico e dark di 10 minuti, “Black Manifest”, rendendolo un brano cantato con voce e testi essendo solo strumentale, facevo di queste sperimentazioni), Mark Jansen degli Epica, Tore Ostby dei Conception e Ark, Lars Chriss dei Lion’s Share, Ingar Amlien dei Conception e Crest of Darkness, lo stesso Thomas Youngblood dei Kamelot, Stephan Forté degli Adagio e tanti altri.
Questo è stato l’anno della mia “Rinascita” sia personale che artistica (avevo 28 anni, si dice il numero del successo dell’Immaginazione secondo la Cabala) con l’iniziare a delinearsi questa linea e idea del Golden Metal che nacque in quel periodo con le mie letture di William Blake (la sua frase “Metal is Gnosis”, Metallo è Conoscenza) e l’Alchimia e direi che l’anno prossimo credo di voler festeggiare questi venti anni avventurosi in cui mi sono buttato a capofitto osando con vari provini, progetti e bands abortite, apparizioni nei Tributi, proposte e progetti teatrali, demo inusuali e epici e albums veri e propri con un bel Live Epico che celebri tutto questo e soprattutto apra una porta verso un Futuro tutto da scoprire, perché come dice il noto cantautore romano (Pesci come me) Battisti: “Lo scopriremo solo VIVENDO!”
Quindi per rispondere alla tua bella domanda, un obiettivo preciso forse era più Inconscio che Conscio e come si dice lo crei e scopri viaggiando, la meta viene da sé ad ogni tappa e ovviamente ancora nel bel mezzo del cammino… nel 2003 il Golden Metal era solo un’idea della mia mente “malata” (Ah!Ah!Ah!) e poi un programma radiofonico e un eventuale Festival nel Teatro del mio paese che avevo e ho in mente in data da destinarsi: ora è una Realtà e questo è il compito più difficile, realizzare i propri sogni e renderli quasi palpabili, ma le idee sono a prova di bomba se portate avanti con convinzione come diceva Alan Moore in “V for Vendetta”, uno dei suoi tanti capolavori e a tal proposito mai fermarsi a un brano o album azzeccato, ma averne già pronti altri possibilmente ancora più ambiziosi, pur mantenendo i piedi per terra e lavorando duro per realizzarli nel migliore dei modi e attorniarsi della gente giusta per farlo.
HM italiano, tuoi pensieri e parole su:
Labirynth – una grande band anche se non tra le mie preferite, ma “Return to Heaven Denied” e il sottovalutato “Sons of Thunder” prodotto proprio dal grande Kernon con cui però la band stranamente non è riuscita ad andare d’accordo, sono due tra le migliori opere Melodic Power Prog Metal in Italia con un bel concept e canzoni efficaci anche se un po’ ancorate a un Prog-Power Metal melodico a tratti anche Thrash e Speed e sicuramente valorizzate da uno dei più grandi Metal/Rock singers italiani, quel Rob Tyrant/Roberto Tiranti oggi in giro con un certo Gianni Morandi che non è cosa da tutti e non fa “Rock” né tantomeno Metal.
Sicuramente la miglior palestra per Lione per i suoi futuri grandi lavori con i Rhapsody anche se lontano con i Labyrinth da quel tipo di approccio pomposo (parlo ovviamente di “No Limits”, primo album uscito per la Underground Symphony). C’è da dire che sono molto contento di aver mixato l’85% di “IMAJICA” ai New Sin del grande Luigi Stefanini, lo stesso produttore di “Return…” e di tanti albums di peso della scena italiana come i lavori dei Domine, della costola dei Labirynth Vision Divine, degli amici Eldtrich, dei gotici Mandragora Scream, degli spagnoli Dark Moor, dei Symphonic Power Metallers Secret Sphere etc. il fascino del sound di “IMAJICA” deriva anche dal tocco magico di Luigi e dal suo banco Neve (costato 2 miliardi all’epoca e costa solo accenderlo come mi ha confessato Luigi) che pochissimi hanno in Italia che comunque aveva già masterizzato “Golden Metal”.
Death SS – band fondamentale e direi una o la vera prima Metal band in Italia (e tu da grande storico della scena Metal made in Italy mi saprai dire di meglio) con il loro Horror Shock Rock teatrale figlio di Alice Cooper che adoro (e in effetti uno dei modelli “solistici” pur essendo partito come band), Black Widow, dei seminali Black Sabbath, ma anche dei grandi glamsters Sweet.
Steve è un personaggio e singer unico, ho tutti gli albums della band e anche i suoi solisti e progetti vari, c’è sempre qualcosa da imparare da lui e dalla sua band che aveva e ha delle atmosfere uniche e spettrali e sicuramente avrebbe potuto raccogliere anche di più a livello internazionale, ma in Italia non c’era né la Cultura né soprattutto i mezzi per farlo a differenza di oggi o a partire dagli anni del successo dei Rhapsody e Lacuna Coil su tutti.
Adoro anche certi albums di Paul Chain e in particolare “Alkahest”, uno dei migliori lavori Doom di sempre. A differenza di bands dell’area Epic Power Prog, io ho un grande amore per il Doom e anche certo Gothic (senza disdegnare neanche il Thrash/Death/Black anche se a piccole dosi e molti dei musicisti coinvolti nel mio progetto vengono anche da queste aree) e soprattutto per i Black Sabbath e Tony Iommi e per questo adoro il materiale anche più sperimentale e quasi industrial di Steve che ha sperimentato molto e sono anche diventato amico di Freddy Delirio al Porto Metal Fest (salutando anche Steve) del 2019 andando in giro nella Genova più Gotica e misteriosa.
Avrei anche voluto Steve su “Hell on Earth (Land of the Dead)” o “Lucifer’s Treasures” nei panni del mefistofelico impresario discografico Lou Cypher, chissà magari in una futura versione dell’album o in altro, mai dire mai, credo che le nostre voci potrebbero suonare molto bene insieme a causa di alcune similarità ma soprattutto diversità. Di loro amo un po’ tutti gli albums ma direi che il primo “In Death of…”, “Heavy Demons”, “Do What Thou Wilt” e soprattutto “Panic” prodotto proprio dal grande Kernon e con ospite (anche lui gratis) il Maestro della Psico-Magia Alejandro Jodorowsky sia un disco epocale e non solo italiano. Bellissima la tua biografia in coppia con Steve stesso e Gianni, magari in futuro faremo qualcosa tutti e 4 come i Quattro Moschettieri: “Tutti per Uno e Uno per tutti!!” (Ah! Ah!Ah!)
Rhapsody Of Fire – anche questa non esattamente tra le mie bands preferite anche se con il tempo (all’inizio ricordo che li detestavo perché ero abituato ad un Epic Fantasy-Metal meno pomposo e più colto) ho imparato ad apprezzare quello che hanno creato, questo Hollywood/Cinematic Metal che ha influenzato miriadi di bands con minore talento e perizia, anche se onestamente credo che senza un grande produttore vincitore pure lui di un grammy come il già citato Sascha Paeth che gli ha dato un sound superlativo, non credo avrebbero fatto molta strada e c’è chi dice che lo stesso Sascha abbia suonato diverse cose nei loro dischi, ma anche se fosse non cambia la bontà de loro materiale (basta ascoltare i loro demo, che sono sempre un documento importante degli anni formativi di una band anche se ricchi di imperfezioni).
Con il tempo sono diventati più “seri” eppure le cose migliori sono proprio quelle più Naif degli inizi come “Legendary Tales” e “Symphony of the Enchanted Lands” (molto buono anche il sequel con il compianto Christopher Lee, simile all’ospitata dell’immenso regista Orson Welles in “Into the Glory Ride” e “Fighting the World” dei grandi Manowar che li accasarono per un periodo nel loro management e casa discografica Magic Circle, ma non è durata molto come sappiamo).
Come disse DeFeis il loro è un Vivaldi meets Power Metal anche se poi lo stesso Turilli ha preso una piega sempre più esagerata come orchestrazioni (impossibili da riprodurre dal vivo se non con le basi, tallone d’Achille di molto Symphonic bands compresi i più “umani” Kamelot e per questo personalmente preferisco non esagerare in questo senso mantenendo una base Guitar-Oriented) e in genere non impazzisco per il suo stile barocco privo di feeling bluesy/rock (ma lui detesta il blues e forse ha sbagliato genere!! Ah !Ah! Ah!) anche se riconosco il fatto che sia molto personale e bravo.
Ad ogni modo tanto rispetto per quello che hanno creato e Staropoli è molto simpatico e anche a lui inviai il mio demo all’epoca, Lione lo invitai anche a cantare in “Golden Metal” ed era disponibile ma voleva essere pagato immediatamente e la cosa non la gradii particolarmente e non se ne fece niente, anche se credo che un duetto tra noi sarebbe molto interessante. Abbiamo delle cose in comune a partire da un certo tipo di Vibrato tipicamente italiano. Invece Giacomo Voli è un ragazzo veramente umile, simpatico e un gran singer anche se non “liricheggiante” come Lione e merita il successo che ha avuto anche in TV con “Italian’s got Talent” mi pare dove ha vinto dimostrando di essere un grande interprete. L’aver diviso la band in due tronconi è stato un grande errore a mio modo di vedere, un po’ come stavano facendo i Queensryche con Tate da una parte e Wilton e gli altri dall’altra, non giova a nessuno dei due anche se le due bands mantengono una certa fan base consolidata nel tempo. Prima o poi si riuniranno.
Hai in cantiere l’idea di proporre un giorno dal vivo la tua musica?
AG: Come detto sì, ci sto lavorando e in ogni caso non è che non abbia mai suonato dal vivo con alcune bands locali in passato, calcando il palco insieme anche a gente come Vinicio Capossela per una manifestazione contro una discarica sul Formicoso nel 2008 e come detto facendo un demo “live” (cosa rarissima) con doppio CD/DVD a nome “LivEpic – Live at the Amphitheater” che raccoglieva esibizioni del 2007 e 2008 e che si possono visionare su Youtube riprese da un’ottima telecamera e Tv Locale, anche se sono solo sul palco come in certe trasmissioni TV o Teatri. La cosa non deve sorprendere perché tra le altre cose ho fatto cose teatrali come brani da “Notre Dame de Paris” (“Il Tempo delle Cattedrali” e “Luna”) per dei concorsi canori e di recente ero stato anche audizionato per il Musical/Opera “Re Artù” proprio per la parte di Artù maturo (c’era un ragazzo che lo faceva da giovane) in un Teatro di Brescia (Montichiari), ma declinai perché era nella fase finale del Covid (che ha rallentato anche l’uscita di “IMAJICA” e gli altri albums che mi trovo a doverli gestire tutti insieme ora) e non mi spostavo (dovevo andare anche al “Sanremo Rock” al mitico Teatro Ariston suonando con dei session-men della manifestazione tra cui il bassista Fulvio Gaslini proprio di Aldo Giuntini e Dario Mollo (e credo anche Crossbones).
Certo se lo farò sarà con una band, ma prima con loro per affiatarsi preferirei registrare qualcosa come il nuovo epico album che dovrebbe intitolarsi “EPOS” (diviso in due parti come i due Marriage: “EPOS – Part I: Future Messiahs” più Epico e “EPOS – Part II: Heroes of the Night” più Gotico) altrimenti per loro sarebbe come fare delle covers e preferisco che incidano prima così hanno il materiale che sentiranno più “loro”.
Prossime mosse?
AG: Come detto nell’immediato “Eternal Metal- Tales from the Twilight Zone” in versione doppio cd e Deluxe con incluso “Golden Metal – The Second Coming”, in digitale la versione ampliata e rimasterizzata di “Tales from Heaven & Hell” divisa in due parti per 28 brani con alcuni brani miei in versione differente e a seguire credo per il 2024 “Once and Future Kingdom- An Epic Tribute to Kamelot” , di cui stanno comunque uscendo i singoli e video, siamo già a 3 (“Snow”, “Forever” e “Across the Highlands” ispirato al Cult Epic Fantasy “Highlander”, icona degli anni ottanta).
In tutto questo sto cominciando a mettere ordine e idee per il futuro album di inediti “EPOS” che sarà una cosa veramente Epica come detto divisa in due capitoli e credo che i due capitoli se ce la faccio usciranno il 2024 e il 2025 e in tutto questo “macello” di uscite (incluse altre uscite in singoli e EP in digitale per AUSR), preparare come detto il Live del ventennale (magari ne viene fuori proprio un CD/DVD) all’Anfiteatro di Lioni in cui inviterò anche te e voi di Truemetal e altre testate e iniziare tra una cosa e l’altra anche i lavori al mega- Tributo ai leggendari Black Sabbath di tutte le ere (specie quelle Post-Ozzy) e al sequel di “Eternal Metal” chiamato “Epic Rock- Silk & Steel” (con anche inediti più Rock appunto o meglio Epic Rock), ma per ora meglio concentrarsi sulle uscite più immediate e sicure.
Tutto ovviamente nuovi impegni permettendo (o nuove impreviste occasioni!!), meglio non fare programmi troppo a lungo e andare per gradi, ad ogni modo “Chi vivrà vedrà!” e il limite è solo l’Immaginazione!!
Chiudi l’intervista come meglio ti aggrada, Antonio, spazio a disposizione. Grazie.
AG: Ti ringrazio davvero di cuore Steven per questa epicissima intervista, sicuramente una delle mie più “Epiche” mai realizzate insieme a una recente per il magazine britannico “PowerPlay” , ma d’altronde sono un tipo piuttosto loquace da buon Prof di Lettere (quando ne ho voglia!! Ah! Ah! Alla fine la Musica rimane la più “Vera Occupazione” che non mi lascia mai). Saluto nuovamente i lettori fedeli di Truemetal e i curiosi che invito a rimanere sintonizzati su tutte queste nuove uscite e iniziative che si prospettano e magari ci si vede di persona proprio in qualche futuro live, il modo migliore di celebrare e condividere Emozioni, Visioni e Epiche Gesta Artistiche per chiuderla in “Gloria”!! (Ah!Ah!). Ovviamente chiudo con un bel “Stay Gold and Stay Metal!! Always!!!”
Stefano “Steven Rich” Ricetti
giovedì 12 marzo 2026
RECENSIONE/REVIEW - Antonio Giorgio's "GOLDEN METAL - The Quest for the Inner Glory" (2017- Andromeda Relix)
https://progressivamenteblog.blogspot.com/2017/10/antonio-giorgio-golden-metal-quest-of.html
Cantante e compositore, Antonio Giorgio è il mastermind dietro questo nuovo progetto targato Andromeda Relix, un lavoro fieramente epico, intriso di power metal e hard rock, con qualche frangente lievemente progressivo. Golden Metal – The Quest of Inner Glory è un lavoro per sua stessa natura magniloquente, che arriva dopo svariati demo e dischi autoprodotti e che pare prevalentemente indirizzato ai fan di Virgin Steele, Omen e Manilla Road, un album realizzato in due anni insieme a membri della power band Fogalord, dei sinfonici Astral Domine (ora Veil of conspiracy) e di due band di hard rock melodico come Bluerose e Thunderproject (Stefano Paolini, Enrico Di Marco e Luca Gagnoni alle chitarre, Giuseppe Lombardo al basso, Nicolò Bernini alla batteria, Mattia Bulgarelli alle tastiere, Dany All alle tastiere e alla voce e infine Riccardo Scaramelli presente solo nella bella cover di Alone Again dei Dokken). Con queste premesse il disco è un chiaro omaggio al metal più classico, quello orgoglioso e nobilmente vintage nella forma e nella costruzione, nelle atmosfere epicamente gotiche e valorose di un concept allegorico in cui l’irpino ha messo tutto se stesso, con i pro e i contro di un genere ben radicato nella storia. Il songwriting è quindi figlio di questa passione verace, di ascolti che probabilmente accompagnano da sempre l’autore ed è canalizzato all’interno di un percorso, prendere o lasciare, definito, ma che forse potrebbe non essere definitivo vista l’abbondanza di carne messa sul fuoco. Peccato per alcuni momenti in cui la voce emerge meno di quanto dovrebbe, soprattutto nei brani più heavy dove una potenza vocale più marcata e profonda avrebbe giovato senz’altro, aspetto che non ho riscontrato nelle parti più rallentate come l’ottima e doomy The reaper. Pur trovando il platter altalenante nel suo incedere devo dire che Antonio sceglie saggiamente di non esagerare mai con acuti vocali fastidiosi o sopra le righe, preferendo una meticolosità d’insieme che porta alla creazione di brani in cui l’aspetto melodico ha una certa rilevanza, come nel caso di Lost & Lonely o Luminous demons, esempi piacevoli della commistione tra heavy e power metal. Meno interessanti a mio giudizio la canonica title track iniziale e Forever we are one, più anonima rispetto alle altre, mentre maggiormente penetranti sono la gloriosa suite Beyond heaven and hell divisa in tre capitoli e il buon finale di Et in Arcadia Ego suite con parecchie idee al suo interno. The Quest of Inner Glory risulta quindi un disco gradevole, indirizzato probabilmente solo verso un certo tipo di pubblico che già apprezza queste sonorità, in attesa di scoprire se l’artista irpino ha intenzione di proseguire su questa strada anche in futuro o instillare il suo credo musicale con altri elementi.
Singer and songwriter Antonio Giorgio is the mastermind behind this new project from Andromeda Relix, a fiercely epic work steeped in power metal and hard rock, with a few slightly progressive touches. Golden Metal – The Quest of Inner Glory is a magniloquent work by its very nature, arriving after several demos and self-produced albums and seemingly aimed primarily at fans of Virgin Steele, Omen, and Manilla Road. The album was made over two years with members of the power band Fogalord, the symphonic Astral Domine (now Veil of Conspiracy), and two melodic hard rock bands, Bluerose and Thunderproject (Stefano Paolini, Enrico Di Marco, and Luca Gagnoni on guitar, Giuseppe Lombardo on bass, Nicolò Bernini on drums, Mattia Bulgarelli on keyboards, Dany All on keyboards and vocals, and finally Riccardo Scaramelli, featured only on the beautiful cover of Dokken's "Alone Again"). With this premise, the album is a clear homage to classic metal, the kind proud and nobly vintage in form and construction, embodied in the epically gothic and courageous atmospheres of an allegorical concept into which the Irpinia native has poured his all, with the pros and cons of a genre deeply rooted in history. The songwriting is therefore the product of this genuine passion, of listening experiences that have likely always accompanied the author, and is channeled within a defined path—take it or leave it—but which perhaps might not be definitive given the abundance of material on offer. It's a shame that in some moments the vocals emerge less than they should, especially in the heavier tracks where a more pronounced and profound vocal power would have certainly benefited, something I didn't notice in the slower sections like the excellent and doomy "The Reaper."
While I find the album uneven in its progression, I must say that Antonio wisely chooses not to overdo it with annoying or over-the-top vocal high notes, preferring a meticulous overall approach that leads to the creation of songs in which the melodic aspect plays a certain role, as in the case of "Lost & Lonely" and "Luminous Demons," pleasant examples of the mix between heavy and power metal. Less interesting in my opinion are the canonical opening title track and "Forever We Are One," more anonymous than the others, while more penetrating are the glorious suite "Beyond Heaven and Hell," divided into three chapters, and the strong finale of "Et in Arcadia Ego," a suite with several ideas within. The Quest of Inner Glory is therefore a pleasant album, probably aimed only at a certain type of audience who already appreciates this sound, while we wait to see if the Irpinia artist intends to continue along this path in the future or instill his musical credo with other elements.
(Luigi Cattaneo) - PROGRESIIVAMENTE BLOGSPOT
RECENSIONE/REVIEW : Antonio Giorgio's "IMAJICA" (2023- Andromeda/Epic Spirit/AUSR)
https://progressivamenteblog.blogspot.com/2023/12/antonio-giorgio-imajica-2023.html
Affascinante nuovo album per Antonio Giorgio, compositore che avevamo già conosciuto per il precedente e gradevole Golden Metal. La spinta epica di quel lavoro confluisce in sonorità maggiormente progressive, un viaggio fantasy in cui Antonio oltre a citare nomi come Virgin Steele e Kamelot si avvicina al mood di Conception e Royal Hunt, sostenuto da un nutrito numero di musicisti tra i quali Claudia Beltrame, Steve Vawamas, Diego Banchero, Antonello Giliberto, Gabriels e Beppi Menozzi. Più maturo come songwriting, Imajica appare sin dalle prime battute come un disco meglio sviluppato rispetto a quanto fatto in precedenza, anche vocalmente Antonio pare più consapevole, e l’album sconta solo una lunghezza forse eccessiva, probabilmente qualche passaggio più snello avrebbe giovato alla fluidità dell’opera tutta. Il campano però non ha il dono della sintesi e la passione contagiosa che traspare per la musica e l’arte in generale sfocia all’interno dei suoi album e in brani come Wisdom of imagination, Lucifer’s treasures e In your eyes, tra le cose migliori di questo ritorno ricco di soluzioni e di situazioni intriganti.
A captivating new album from Antonio Giorgio, a composer we already knew from his previous, delightful album, Golden Metal. The epic thrust of that work flows into a predominantly progressive sound, a fantasy journey in which Antonio, in addition to citing names like Virgin Steele and Kamelot, approaches the mood of Conception and Royal Hunt, supported by a large number of musicians including Claudia Beltrame, Steve Vawamas, Diego Banchero, Antonello Giliberto, Gabriels, and Beppi Menozzi. With a more mature songwriting style, Imajica appears from the very beginning to be a more developed album than his previous work. Vocally, Antonio also seems more self-aware, and the album's only complaint is its perhaps excessive length; perhaps a few more streamlined passages would have benefited the overall flow. However, the Campania native does not have the gift of synthesis and the contagious passion that shines through for music and art in general flows into his albums and in songs like Wisdom of Imagination, Lucifer’s Treasures and In Your Eyes, among the best things about this return rich in solutions and intriguing situations.
(Luigi Cattaneo)- PROGRESSIVAMENTE BLOGSPOT
venerdì 6 marzo 2026
RECENSIONE/REVIEW : Antonio Giorgio's "GOLDEN METAL - The Quest for the Inner Glory" (2017- Andromeda Relix)
Album d’esordio del compositore e musicista Antonio Giorgio che vuole essere l’inizio di un nuovo genere musicale (Golden Metal ) attingendo da sonorità metal classiche (heavy metal, power) fuse col progressive: Golden Metal – The Quest For The Inner Glory.
Un compito certo non facile, dove suite per lo più rockeggianti si alternano a deliziosi spunti melodici di pianoforte o di chitarra classica, ed è il primo brano, Golden Metal, a definire l’impronta sonora, un accattivante crescendo ritmico sempre molto sostenuto che fa da sfondo alla voce vagamente diafana di Giorgio.
Segue Lost & Lonely (Desperate Days) dal notevole impatto sonoro e The Vision, ancestrale e austera, introdotta da un organo quasi sinfonico che lascia spazio ad un bolero drammatico e carico di Pathos.
The Calling, è una melodia introdotta da un pianoforte che sfocia in una tiratissima suite molto ritmata che esalta le capacità virtuosistiche del gruppo per salire di intensità con The Voice Of The Prophet.
The Eternal Rebellion è un piccolo intermezzo che lascia il passo alla ben cadenzata Luminous Demons, una cavalcata heavy/power seguita dalla squisita melodia di chitarra classica di Keeper Of Truth che prelude un tiratissimo Rock/Heavy acido e trascinante.
Poi un piccolo capolavoro, The Reaper, vero e proprio Metal/Prog ben strutturato che richiama sonorità blasonate dell’epoca aurea, e la esoterica atmosfera introdotta da un potente giro di basso alla Chris Squire di Forever We Are One.
Segue Et In Arcadia Ego Suite: Part I -The Quickening (Golden Ages) Part II – Human Gods Part III – The Emerald Table (As Above So Below), un vero e proprio mini Concept Album di oltre 11 minuti all’interno dell’opera intera, e la conclusione con la soave chitarra classica di Luca Gagnoni quasi a sigillare e suggellare il messaggio musicale lanciato in tutto l’album.
Insomma anche se non è tutto Gold ciò che luccica, questo Lp di proporzione epiche si ascolta molto volentieri anche pensando al grande lavoro svolto sia in termini compositivi che lirici dall’autore avellinese (oltre 1 ora di durata) e per il proposito convincente di aprire una nuova strada musicale pur non rompendo definitivamente con gli schemi classici dei generi originanti.
Composer and musician Antonio Giorgio's debut album, Golden Metal – The Quest For The Inner Glory, aims to usher in a new musical genre (Golden Metal), drawing on classic metal sounds (heavy metal, power metal) fused with progressive metal.
This is no easy task, with mostly rock-inspired suites alternating with delightful melodic touches from piano or classical guitar. The first track, "Golden Metal," defines the sonic signature, a captivating, consistently sustained rhythmic crescendo that provides the backdrop for Giorgio's vaguely diaphanous voice.
"Lost & Lonely (Desperate Days)" follows, with its remarkable sonic impact, and "The Vision," ancestral and austere, introduced by an almost symphonic organ that gives way to a dramatic and pathos-filled bolero.
The Calling is a melody introduced by a piano that flows into a very tight, rhythmic suite that showcases the band's virtuosic abilities, before building in intensity with The Voice of the Prophet.
The Eternal Rebellion is a short interlude that gives way to the well-paced "Luminous Demons," a heavy/powerful ride followed by the exquisite classical guitar melody of "Keeper of Truth," a prelude to a very tight, acidic, and driving rock/heavy track.
Then comes a small masterpiece, "The Reaper," a true, well-structured metal/prog track that recalls the illustrious sounds of the golden age, and the esoteric atmosphere introduced by a powerful bass line à la Chris Squire from "Forever We Are One."
This is followed by Et In Arcadia Ego Suite: Part I - The Quickening (Golden Ages) Part II – Human Gods Part III – The Emerald Table (As Above So Below), a true mini-concept album lasting over 11 minutes within the entire work, concluding with Luca Gagnoni's suave classical guitar, almost sealing and sealing the musical message conveyed throughout the album.
In short, even if all that glitters isn't gold, this epic LP is a joy to listen to, especially considering the impressive compositional and lyrical work by the Avellino-born composer (over an hour long) and the compelling intention of blazing a new musical trail without definitively breaking with the classic patterns of the original genres.
Andrea Zappaterra - https://mat2020.blogspot.com/2017/09/antonio-giorgio-golden-metal-quest-for.html
TRACKLIST
1.Golden Metal
2.Lost & Lonely (Desperate Days)
3.The Vision
4.The Calling
5.The Voice Of The Prophet
6.The Eternal Rebellion
7.Luminous Demons
8.Keeper Of Truth
9.The Reaper
10.Forever We Are One
11.Et In Arcadia Ego Suite: Part I -The Quickening (Golden Ages) Part II – Human Gods Part III – The Emerald Table (As Above So Below)
12.Alone Again
LINE-UP
Antonio Giorgio
Dany All
Giuseppe Lombardo
Nicolò Bernini
Stefano Paolini
Luca Gagnoni
Riccardo Scaramelli
Mattia Bulgarelli
Enrico Di Marco
RECENSIONE/REVIEW : Antonio Giorgio "ETERNAL METAL _ Tales from the Twilight Zone" (2022- Epic Spirit/AUSR)
Ci sono diversi modi per esprimere l’amore e la dedizione verso la musica e le band che si amano, che sono per noi fonte di ispirazione e che ci accompagnano nei giorni della nostra vita. Alcuni brani sono sempre presenti, altri si tornano a riscoprire, ed è certo sempre un piacere riascoltare quelle canzoni per noi così importanti.
Antonio Giorgio, cantante power/heavy metal irpino, che si è già cimentato in diversi tributi in passato, torna a dimostrare il suo amore per la musica che ama pubblicando un album che contiene tributi a band e cantanti cult della scena internazionale quali Iron Maiden, Judas Priest, Ozzy Osbourne, Ronnie James Dio, Candlemass, Yngwie Malmsteen, Alice Cooper, Fates Warning, Dream Theater, Savatage, Kamelot, Virgin Steele e Manowar, non solo heavy e power metal, ma diversi generi.
Pubblicare un album di questo tipo porta con sé una serie di problematiche di ascolto, in quanto non tutti sono inclini ad accettare il tributo, e non di rado si va incontro a critiche. Le scuole di pensiero in questo ambito sono molteplici e spesso contrastanti, non si riesce pertanto a far contenti tutti. Nel particolare, quando si parla di tributi, si tende spesso ad essere abbastanza richiestivi, si tende spesso con facilità a giudicare un brano che amiamo, perché reinterpretato secondo la sfera dell’artista, che tende a metterci il suo.
“Eternal Metal, Tales From the Twilight Zone” è composto da sedici brani, reinterpretati in base alle capacità tecniche del singer irpino, accompagnato da una band di tutto rispetto e dalle notevoli capacità tecniche, alcuni in maniera magistrale, tra cui spiccano sicuramente “House on a Hill”, dei Kamelot, che vede la partecipazione di Claudia Beltrame come voce femminile, o “Wait for Sleep” dei Dream Theater, altri risultano invece meno accattivanti in ambito vocale, e un po’ insipide tra queste “We Rock” dell’inarrivabile Ronnie James Dio o “Leather Rebel” dei Judas Priest, ma come detto anticipatamente la reinterpretazione di brani di questo livello può difficilmente mettere d’accordo tutti, ciò che si tocca, però, con mano è sicuramente la sua dedizione nei confronti del Metal più virtuoso, e la sua continua voglia di mettersi alla prova. Attendiamo pertanto di sentire nuovi brani di questo artista che si sta affermando nel panorama Heavy e Power col suo Golden Metal.
There are many ways to express our love and dedication to the music and bands we love, the bands that inspire us and accompany us throughout our lives. Some songs are always present, others we rediscover, and it's always a pleasure to re-listen to those songs that are so important to us.
Antonio Giorgio, a power/heavy metal singer from Irpinia, who has already dabbled in several tributes in the past, once again demonstrates his love for the music he loves by releasing an album featuring tributes to international cult bands and singers such as Iron Maiden, Judas Priest, Ozzy Osbourne, Ronnie James Dio, Candlemass, Yngwie Malmsteen, Alice Cooper, Fates Warning, Dream Theater, Savatage, Kamelot, Virgin Steele, and Manowar—not just heavy and power metal, but across a variety of genres.
Releasing an album of this kind brings with it a series of listening challenges, as not everyone is inclined to accept the tribute, and it often faces criticism. Schools of thought in this area are multiple and often conflicting, so it's impossible to please everyone. Specifically, when it comes to tributes, we often tend to be quite demanding, and we often tend to easily judge a song we love because it's been reinterpreted according to the artist's own style, who tends to put his own spin on it.
“Eternal Metal, Tales From the Twilight Zone” is composed of sixteen songs, reinterpreted based on the technical skills of the singer from Irpinia, accompanied by a highly respectable band with notable technical skills, some masterfully, among which certainly stand out “House on a Hill” by Kamelot, which features Claudia Beltrame on female vocals, and “Wait for Sleep” by Dream Theater. Others are less captivating vocally, and a bit insipid, such as “We Rock” by the unrivaled Ronnie James Dio and “Leather Rebel” by Judas Priest. But as mentioned previously, reinterpretations of songs of this caliber are difficult to please everyone. What is evident, however, is certainly his dedication to the most virtuoso metal, and his constant desire to challenge himself. We therefore look forward to hearing new songs from this artist who is establishing himself in the Heavy and Power scene with his Golden Metal.
Salvo Dokk Mulè - ITALIA DI METALLO
https://www.italiadimetallo.it/2023/08/21/antonio-giorgio-eternal-metal-tales-from-the-twilight-zone/
https://www.italiadimetallo.it/2022/04/02/antonio-giorgio-between-light-darkness/
RECENSIONE/REVIEW: Antonio Giorgio "Between Light & Darkness" (2022- AUSR/Epic Spirit)
Come annunciato su queste pagine, è giunto in redazione questo ep da parte dell’artista campano definito dalle maggiori testate editoriali del settore come uno dei pochi cantautori del panorama metal nazionale.
Ebbene di questi cinque pezzi il secondo è una sorta di intermezzo musicale adatto per un qualsivoglia film horror, mentre la quarta traccia è una cover di “Dark Reflections” dei Candlemass.
Rimangono “Gothic Church” pezzo oltremodo didascalico nella propria introduzione musicale ma con una buona linea vocale che risulta essere assai accattivante che mi ricorda, vagamente, fra le altre cose quella di Oliva dei Savatage periodo anni 90. Un pezzo al limite dell’epico.
Troviamo poi la lunga track “Hell On Earth” che evidenzia il tocco chitarristico di matrice malmistiana ma con una punta di ruvidezza in più. Interessante lo stacco centrale vicino ad uno Speed Metal più moderno.
Abbiamo infine la song conclusiva il cui inizio potrebbe fare da commento sonoro alla famosa scena della partita a scacchi nel film Il Settimo Sigillo. Il pezzo poggia principalmente e sostanzialmente sulla potenza evocativa del ritornello con una chiusura speranzosa che va ben oltre al richiamo nefasto della signora in nero, conducendo l’ascoltatore verso una visone paradisiaca del contesto musicale.
Questo ep è il preludio delle imminenti nuove uscite di Antonio Giorgio.
Leonardo Tomei - ITALIA DI METALLO
As announced on these pages, this EP has arrived from the Campania-born artist, described by major industry publications as one of the few singer-songwriters in the national metal scene.
Of these five tracks, the second is a sort of musical interlude suitable for any horror film, while the fourth track is a cover of Candlemass's "Dark Reflections."
The remaining track is "Gothic Church," a very didactic piece in its musical introduction but with a good, captivating vocal line that vaguely reminds me, among other things, of Oliva of Savatage from the '90s. A piece bordering on epic.
Then we find the long track "Hell On Earth," which highlights the Malmist-esque guitar touch but with a hint of added roughness. The central break, reminiscent of a more modern speed metal, is interesting.
Finally, we have the final song, whose opening could serve as a soundtrack to the famous chess game scene in the film The Seventh Seal. The piece relies primarily and substantially on the evocative power of the chorus, with a hopeful conclusion that transcends the ominous call of the lady in black, leading the listener towards a heavenly vision of the musical context.
This EP is the prelude to Antonio Giorgio's upcoming new releases.
Leonardo Tomei - ITALIA DI METALLO
https://open.spotify.com/intl-it/album/5Rs6EJ8CWyaojh0S70jD09
https://www.italiadimetallo.it/2025/10/20/antonio-giorgio-antonio-giorgios-once-and-future-kingdom/
RECENSIONE/REVIEW : Antonio Giorgio's "ONCE AND FUTURE KINGDOM - An Epic Tribute to KAMELOT" (2024- Epic Spirit/AUSR)
Per parlare del talentuoso vocalist irpino bisognerebbe evitare banalità e luoghi comuni tale è la portata qualitativa giunta alle nostre umili orecchie; ma a volte è difficile descrivere semplicemente con le parole la piena riuscita di una esecuzione sebbene di pezzi altrui.
Ammetto di conoscere molto poco la vasta discografia dei Kamelot (ho soltanto tre cd, il disco d’esordio del 1995, “Karma” ed “Epica“) e che il genere non sia tra quelli a me più graditi, ma al di là delle questioni prettamente tecniche esecutive (io sono un semplice e volgare violentatore del mio quattro corde), quello che colpisce è la forza, la tenacia, la perseveranza, le capacità organizzative del nostro Antonio Giorgio che tra bonus track, romantic mix, extended e alternative version, è riuscito a registrare 26 tracce coinvolgendo per di più, svariati artisti della scena metal: Ian Perry alla voce in “Until Kingdom Come“, Davide Scuteri per la parte orchestrale in “A Sailorman’s Hymn“, sempre alla sezione vocalistica troviamo Claudia Beltrame per “House On A Hill“. Giusto per fare qualche esempio.
Insomma una chicca per gli amanti della band statunitense che, riconosciuta dalla critica e dal grande successo di pubblico, è riuscita nel corso della lunga carriera a bilanciare il Power Metal Sinfonico con il Prog Metal ed alcuni spunti Gothic.
Leonardo Tomei- ITALIA DI METALLO
To discuss the talented vocalist from Irpinia Antonio Giorgio, one should avoid platitudes and clichés, such is the qualitative significance that has reached our humble ears; but sometimes it's difficult to simply describe with words the complete success of a performance, even of someone else's pieces.
I admit I know very little about Kamelot's vast discography (I only have three CDs, their 1995 debut, "Karma" and "Epica") and that the genre isn't one of my favorites. But beyond purely technical performance issues (I'm a simple and vulgar violator of my four-string), what's striking is the strength, tenacity, perseverance, and organizational skills of our Antonio Giorgio. Between bonus tracks, romantic mixes, extended versions, and alternative versions, he managed to record 26 tracks, involving several metal artists: Ian Perry on vocals on "Until Kingdom Come," Davide Scuteri on the orchestral part of "A Sailorman's Hymn," and Claudia Beltrame on vocals for "House On A Hill." Just to name a few.
In short, a gem for lovers of the American band that, recognized by critics and great public success, has managed over the course of its long career to balance Symphonic Power Metal with Prog Metal and some Gothic hints.
Leonardo Tomei- ITALIA DI METALLO
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